Vidal e la Roja trionfano. Messi e Higuain perdono il treno per la storia

Triondo del CileUn anno dopo ancora le furie rosse sudamericane vincono la Coppa America. Ancora in finale contro l’Argentina. Ancora ai calci di rigore.

La novella Spagna del nuovo mondo riconquista la Coppa America, la 45° edizione, quella fastosa del Centenario. Se nel 2015 i cileni avevano dalla loro il pubblico caliente di Santiago,  quest’anno hanno giocato in un clima ostile. La trasferta per il lungo popolo cileno era impegnativa e dispendiosa e i neutrali tifosi americani avevano in Messi & Company i loro idoli. Vidal vero ed incontrastato leader, condottiero strepitoso della meravigliosa favola sudamericana che per la seconda volta sbanca i bookmakers e annichilisce le certezze delle giganti di sempre, Argentina e Brasile. I Verdeoro sembra siano stati colpiti, in anticipo, dalla sindrome inglese della Brexit. Dal famoso ‘Maracanaço’ del 1950, dove il boia fu L’uruguay di Ghiggia e Schiaffino, all’eliminazione contro un ostico Perù (che si è arreso solo ai rigori nei quarti contro la Colombia ma giocando meglio) passando attraverso le macerie delle 7 mazzate subite a Belo Horizonte nella semifinale del mondiale di casa, il Brasile si è completamente smarrito, perso nella sua fama, disperso tra il calore della sua gente, intontito dalla fisicità e l’organizzazioni degli altri. Come insegna la Spagna, la tecnica, il palleggio, la spensieratezza non bastano più. L’Islanda è ai quarti di un Europeo, L’Italia strapazza la Spagna, il Cile, brutto e cattivo, alza trofei ogni anno. Son finiti i tempi dove potevi giocare con il 2-3-5 e i cinque davanti, senza posizioni e senza disciplina tattica erano Rivelino, Gerson, Jairzinho, Tostao e in mezzo, avanti a tutti (in tutti i sensi) c’era lui, Pelè. I Fuoriclasse sembrano non bastare più. Un tempo si era soliti affermare che il campione in campo prima o poi la partita la risolveva lui con un tocco di classe. Ma oltre a Vidal chi erano i fuoriclasse di questa Coppa America?

Nella finalissima del mondiale brasiliano, Gonzalo Higuain, sciupò malamente un regalo di Kross (unico svarione di tutto il mondiale tedesco) Nel 2015 prima l’errore dal dischetto contro la Lazio che fece scivolare il  Napoli al 5° posto in campionato e fuori dalla Champions League, poi ancora il decisivo errore su calcio di rigore nella finale di Coppa America, sempre contro il Cile. Domenica sera non ha saputo approfittare dell’orrore di Medel spedendo a lato un pallone sicuro. Non discuto il talento del Pipita napoletano, ma rischia di essere ricordato come il calciatore che ha segnato più gol inutili della storia. Non vorrei che i posteri ricorderanno più la prodezza di Giaccherini, uno che in tutta la carriera ha siglato le reti che Higuain fa in una stagione, che le perle di Gonzalo. Spesso è il peso non la quantità che conta. Ad Higuain non mancano le prodezze contro arrendevoli avversari, sono i gol decisivi che languono e che spediscono l’idolo partenopeo nella categoria dei Campioni. Per quella dei fuoriclasse può ancora attendere, anche se il tempo sembra esaurirsi. Anche per Lionel Messi vale lo stesso ragionamento. Non ha commesso gli orrori del pepita, ma con la maglia degli Albiceleste non si è mai espresso da fuoriclasse autentico. Eppure non avrebbe neanche l’alibi di Cristiano Ronaldo, il paragone tra Argentina e Barcellona non è irriverente come quello tra Real Madrid e Portogallo. Eppure la pulce diventa un pulcino quando è lontano dal Camp Nou, quando non sente le sirene della Champions o quando non avverte la tensione di “El Clasico”. E’ stato rapito dalla sua terra, dai colossi blaugrana, quando era infante, è stato sommerso da valanghe di denaro e da famelici sponsor, avrà un assicurazione milionaria anche sul mignolo del piede destro, forse per questo ha dimenticato le sue origini, la sua difficile terra, quando gioca con l’Argentina pare ondeggiare tra l’apatia e l’atarassia, nulla lo intimorisce ma neanche lo emoziona, lo stimola. Illuminante è stato l’errore decisivo nel rigore calciato contro il Cile e il suo sguardo non proprio turbato. Il paragone con il Diego più noto della storia non regge. Maradona quei campi, fango e polvere, alla periferia di Buenos Aires, li ha sempre portati nel cuore. Ogni maglia che ha indossato è divenuta la sua patria e più di tutte quella a strisce bianche e celesti che ha onorato da protagonista assoluto. In mezzo al nulla ha vinto un mondiale e ne ha sfiorato un altro, in mezzo al quasi nulla del Napoli ha sublimato la gioia di un popolo. Messi, nonostante tutto, lo reputo un fuoriclasse,  è meraviglioso vederlo giocare. Quando, però, anche lui segnerà un gol tendendo le mani al cielo, o quando vincerà un mondiale, trasformando in una chicane la squadra avversaria, solo allora non sarà ardito un paragone con il migliore di sempre.

 

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