E’ iniziato il Tour de France

Tour_de_France_logoPrima settimana del Tour de France giunto alla 103° edizione. Storia e amenità della Grand Boucle.

Da sempre mi sono chiesto perché il giro di Francia è più famoso e ambito del giro d’Italia e di qualunque altra corsa ciclistica. Comanda il business  potrebbe essere la risposta più semplice ed in effetti oggi è così. Il Tour è molto più ricco del Giro quindi è inevitabile una maggiore visibilità ed un richiamo irresistibile per i ciclisti migliori. Ma anche ai tempi in cui, sia il Tour che il Giro, erano ludiche manifestazioni poco più che amatoriali, la corsa francese era più nota e più seguita. Anche all’epoca, come accade oggi,  i corridori migliori si precipitavano ad iscriversi al Tour snobbando altre corse a tappe.

I francesi, per il loro atavico sciovinismo, hanno da sempre esaltato la Francia attraverso il Tour. Da oltre 100 anni il Tour arriva a Parigi e passerella negli Champs-Élysées, le poche splendide salite tre i Pirenei, la Provenza e uno spicchio di Alpi sono state mitizzate oltre l’immaginabile. In Italia percorsi paesaggistici e salite come l’Alpe D’Huez ce ne sono a iosa, ma i 21 tornanti della scalata francese, nell’immaginario collettivo, rappresentano l’apice del ciclismo mondiale e della poesia di questo magnifico sport.

Un tornante dell'Alpe d'Huez

Un tornante dell’Alpe d’Huez

Parigi, attraverso l’ultima sfilata del Pelotòn del Tour, viene disegnata e descritta come il centro del mondo. Il serpente colorato avvolge la Tour Eiffel, passa più volte sotto l’Arc de Triomphe, spesso batte le stradine ‘merveilleuse’ di Montmartre con Sacre Coeur da sfondo mistico per inchinarsi, infine,  al cospetto di Notre-Dame che è, per i francesi, al centro della cristianità. Roma è stata arrivo del Giro solo 3 volte e l’ultima è stata nel 2011 in occasione del 150° dell’unità. Il Giro è nato a Milano grazie alla Gazzetta dello Sport ed è Milano la città della corsa italiana non Roma. I francesi festeggiano la loro millenaria unità tutti gli anni e Parigi è il cuore di questo popolo che prima di diventare Stato era già Nazione.

Gli organizzatori del Tour de France, dal 1903, hanno perciò creato un brand potente e vincente, hanno dato, forse in maniera inconsapevole, un volto unico ed inimitabile alla corsa di Francia rendendola affascinante nella sua granitica ripetitività. Disegnare il Tour è semplice. Si parte sempre dal nord, si passa dal famigerato Tourmalet sui Pirenei, si attraversa il massiccio centrale scalando il desolato Mont Ventoux, si superano le Alpi e trionfalmente si giunge a Parigi in una sorta di ricciolo che i francesi, con sconfinata enfasi, chiamano la Grand Boucle. Il giallo è il colore del Tour e tutto, ma proprio tutto, diviene giallo in Francia nel mese di  luglio. La maglia del miglior scalatore è la mitica maglia a Pois che forse c’entra poco con le montagne ma in francese ha un suono delizioso e romantico ed è, dopo la gialla, la maglia più ambita di ogni corridore.

Basta scorrere l’albo d’oro del Tour de France per rendersi conto di quanto la Grand Boucle abbia attirato, da sempre, i migliori ciclisti di ogni tempo. I francesi nei primi 80 anni hanno padroneggiato la corsa, ma l’ultimo successo risale al 1985 con Bernard Hinault capace di vincere ben 5 Tour insieme a  Jacques Anquetil,  Eddy Merckx e Miguel Indurain (unico a vincerli consecutivamente).

Quindi i motivi per cui il Tour ha più appeal del Giro, probabilmente vanno ricercati nella diversa percezione che i francesi hanno della loro patria rispetto agli italiani. Il Giro è una romantica e variegata descrizione del territorio italico che ha come centro le piccole realtà, inesplorati passi appenninici, borghi mai citati, gole alpine, paesaggi surreali. Rispecchia, in effetti, quello che è ancora l’Italia, un insieme di comuni (o signorie se si preferisce) fieri della loro identità e della loro storia che sono stati uniti all’insegna di valori che non hanno ancora metabolizzato. Il Tourmalet è francese, lo Stelvio è in valtellina, il Col D’Aspin è francese, il Gavia è trentino, l’Alpe d’Huez è francese il Gran Sasso è abruzzese, la salita della Val D’Isère è francese, la stessa salita dal versante italiano è francese! si capita anche questo.

Il fascino che avvolge il Tour è certamente superiore e ho tentato, in punta di piedi, di elencarne i motivi. Ma la poesia di un Mortirolo o l’asprezza di uno Zoncolàn i francesi devono ancora scriverla. Deve lavorare la fantasia transalpina per rendere suggestivo il paesaggio del massiccio centrale in Provenza, da noi le dolomiti sono state disegnate da Dio e l’incanto è miracoloso. Il Tour è della Francia il Giro è degli italiani, il Tour passa per la Francia il Giro passa sotto casa nostra.

Nonostante le tante differenze Giro e Tour sono 2 avvenimenti sportivi straordinari che esaltano uno sport che ha scritto pagine leggendaria nella storia non solo sportiva ma anche umana. Adesso è il momento del Tour che quest’anno sembra più simile al Giro, con tante salite e pochi chilometri contro il tempo.

Sperando che Chris Froome non vinca già domenica sui Pirenei godiamoci lo spettacolo della Grand Boucle. Alle prossime tappe.

I commenti sono chiusi.