Euro 2016. Il Portogallo entra nella storia!

portogallo-coppaPortogallo campione d’Europa per la prima volta. Duro colpo per i francesi già pronti a festeggiare il tris dopo Euro84 e France98.

E così accade anche che un paese, sempre in bilico per diventare grande, conquista la sua consacrazione e sfata il tabù di eterno sconfitto. Ci aveva Provato il mitico Eusebio che trascinò i lusitani fino al terzo posto del mondiale inglese del 1966 battuto solo in semifinale da Bobby Charlton, dall’Inghilterra e dai centomila di Wembley. Ma neanche ‘o Pérola Negra’ era riuscito a portare sul tetto d’Europa il suo Portogallo, nonostante sia considerato uno dei calciatori più forti di tutti i tempi. C’è voluto un allenatore alla Conte, un’organizzazione all’italiana e la classe ed il carisma di Cristiano Ronaldo per realizzare il sogno di vincere una competizione internazionale e iscrivere i portoghesi nell’albo d’oro dei grandi. Qualcuno storcerà il naso per come il Portogallo abbia vinto gli europei senza mai dare l’impressione di imporre il proprio gioco o dominare una partita. Portogallo brutto e cinico, questa la sintesi di un modo di affrontare una grande competizione che appare persino più efficace del calcio spettacolo. Una difesa a 4 solida e compatta, un paio di incontristi fisici a centrocampo, 2 esterni più propensi a completare una impenetrabile linea a 6 dietro che non a buttarsi in area avversaria, il giovanotto sorpresa del torneo e il fuoriclasse assoluto. Questa la squadra diretta da Fernando Santos che ha preso le redini del Portogallo all’indomani della sconfitta, nella prima partita del girone di qualificazione, contro l’Albania e da allora non ha mai perso portando i lusitani sul tetto d’Europa.

Un’ingiustizia l’infortunio di CR7 di ieri sera che lo ha costretto a lasciare il campo al 25° del primo tempo. Non vedere Ronaldo durante la finale è stato come andare al Louvre e non vedere la Gioconda. Ma il calcio è anche questo e l’intervento di Payet, seppure durissimo, ci può stare in una partita così importante e contro un avversario come il sette portoghese. Malconcio e con il ginocchio fasciato CR7, dalla panchina, ha diretto i suoi, li ha incitati, ripresi, applauditi. La trans agonistica lo ha quasi sopraffatto al gol di Edèr, colorando di lucido i suoi occhi, per poi esplodere alla consegna del trofeo ed in quelle decine di Vamos! che ha urlato mentre scuoteva la coppa di Henri Delaunay. A 31 anni, dopo aver vinto tutto a livello di club, corona il sogno più grande quello di vincere con la sua piccola grande nazione. Complimenti CR7 adesso è lecito definirti il più grande di tutti e forse di sempre. Hai staccato sia Ibrahìmovic, che neanche con i club ti avvicina, ma soprattutto hai superato il tuo rivale, quel Lionel Messi che, nonostante l’evidente superiorità, con la sua Argentina non è andato mai oltre una piazza d’onore.

Peccato per gli eterni complottisti che non abbia vinto la Francia, già erano pronti con i loro stucchevoli sermoni dove urlavano, deliranti, che tutto era deciso. Ha vinto il Portogallo e la potente e dominatrice Francia ha perso. Nel calcio e soprattutto in competizioni importanti e brevi come un europeo, vince sempre la squadra più forte o che comunque abbia interpretato meglio le varie fasi del torneo. Nella Storia di europei e mondiali è sempre stato così, persino al mondiale inglese del 1966 e in quello argentino del 1978. Fatevene una ragione.

Il sogno francese si è infranto su quel palo di Gignac al 90°. Enorme il suo dribbling su Pepe ma poi devi metterla dentro non puoi ciabattarla e sprecare l’occasione del trionfo. Non è bastato il folletto Griezmann, autore di un grande europeo. Il suo leggiadro volo nell’unica occasione avuta resterà negli highlights di questo europeo. Ottimo europeo anche per Evra che sulla sinistra ha corso come un ragazzino. Meritava il successo se non altro per la sua straordinaria carriera. Peccato.

Nel 1984 a Parigi l’ultimo re di Francia, Michel Platini, prese per mano l’Equipe e la portò in passerella sotto la Tour Eiffel, nel 1998 sempre a Parigi, Zinedine Zidane affossò il Brasile di un altro Ronaldo e colorò di bianco, rosso e blue gli Champs Elysèes facendo vincere ai francesi il loro primo mondiale. Quest’anno era l’europeo e la grande occasione di Paul Pogba, mister 140 milioni, che dopo aver deliziato il palato dei veri amanti del calcio, ci si aspettava stritolasse gli avversari e regalasse il titolo casalingo alla Francia. Mai un calciatore è stato meno determinante. Svogliato, abulico, confuso, Pogba ha affrontato l’europeo con lo sguardo assente, distratto forse dalle sirene inglesi che vogliono sommergerlo di denaro. In sette partite ha collezionato un solo dribbling, quello in semifinale contro i tedeschi. Per lunghi tratti di tante partite a centrocampo pareva spostarsi per non ricevere il pallone e quando non poteva farne a meno lo smistava all’indietro come se scottasse. Matuidi e Sissoko lo hanno sorretto a centrocampo altrimenti da solo era in estrema difficoltà. Eppure ha vinto 4 scudetti con la Juventus da protagonista, ha disputato , da migliore in campo, una finale di champions, ha giocato un mondiale con la Francia e si è presentato ad Euro2016 impaurito, impacciato quasi emozionato. Mistero. Marotta adesso o mai più!! Falena CR7

In conclusione è stato un Europeo interessante ed avvincente, ricco di sorprese, immagini carine, favole calcistiche. Sarà ricordato per il violento brexit inglese, il Galles di Gareth Bale, il contagioso Geiser Sound islandese oltre che alla favola dell’Islanda, la coccinella di Barzagli, la mezza rovesciata di Shaquiri, l’astuzia di Chiellini, le mezze girate di Pellè e lo scavetto mimato, l’ubriacante dribbling di Robson-Kanu, i ‘te lo avevo detto’ di Zenga, il tacco di Ronaldo, il pallonetto di Griezmann, il balletto di Zaza, le parate di Buffon, il viso alla mister Bean di Roy Hodgson, il silenzio di Deschamps e su tutto le lacrime di Cristiano Ronaldo all’infortunio asciugate da una falena parigina.

Ci vediamo ad Euro 2020 dove? Da nessuna parte sarà un’edizione itinerante in tutta Europa per celebrare il 60° anniversario della competizione. L’Italia parteciperà con l’olimpico di Roma, mentre le semifinali e la finale si disputeranno allo stadio Wembley di Londra. Viva lo sport, viva il calcio e, per un estate, viva il Portogallo.

 

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